Oggi vi racconto una "contia" Ladina... quella di Conturina

Sono sempre stato affascinato dal tratto sensuale di Milo Manara... è proprio dal ricordo di questa sua opera che ho deciso di raccontarvi questa "contia", dal Ladino "racconto", di Conturina, della sua perfida matrigna e delle nostre bellissime montagne!!!

Nella valle di Contrín, adagiata ai piedi dell'immensa parete verticale della Marmoléda, vive ancora il ricordo della leggenda di Conturina, la splendida fanciulla vitti­ma della propria bellezza e dell'odio della matrigna.

La matrigna di Conturina era una nobile e ricca si­gnora, padrona di un castello e madre di due brutte ra­gazze. Molti giovani principi e cavalieri venivano in vi­sita al castello: tutti ammiravano Conturina e nessuno guardava le altre due. La castellana, indispettita di veder le sue figlie sempre trascurate, un bel giorno ordinò a Conturina di non pronunziare piú una parola in presenza degli ospiti. E disse a tutti che la ragazza era muta e stupida.

 

        conturinaMiloManara

Immagine protetta da Copyright Milo Manara/Istitut Cultural Ladin  e gentilmente concessami in uso.

Ma principi e cavalieri continuarono ad ammirare Conturina, e Conturina soltanto. Allora la matrigna or­dinò che, quando vi fossero ospiti in casa, Conturina re­stasse sempre immobile. E disse a tutti che la figliastra era stupida, muta e paralitica.
Ma i giovani visitatori ammirarono anche cosí la fan­ciulla bellissima. La castellana, furente, mandò a chia­mare una strega, la quale con un incantesimo trasformò Conturina in pietra.
Ma principi e cavalieri s'innamorarono della statua stupenda ed ebbero sguardi soltanto per lei. Allora la matrigna diede ordine che la fanciulla impietrita venisse portata sopra una altissima rupe che domina il Passo di Ombretta; che venisse infitta nella roccia e abbandonata lassu. E cosí fu fatto.
Mesi e anni passarono senza che nessuno sapesse do­ve fosse andata a finire la povera Conturina. Ma dopo al­cuni anni fra i pastori si cominciò a dire che nella solitu­dine di Valle Ombretta qualche volta si udiva un canto di donna. E una notte un giovane soldato, che faceva la sentinella sul Passo, nel silenzio profondo riuscI a com­prendere anche le parole del canto, nel quale Conturina raccontava la sua storia. Il soldato le gridò che allo spun­tar del giorno si sarebbe arrampicato fino a lei, per li­berarla. Ma Conturina gli rispose che era troppo tardi. Nei primi sette anni la sua liberazione sarebbe stata pos­sibile; ma alla fine del settimo l'incantesimo si era fatto insolubile e nessuna forza umana sarebbe valsa ormai a staccarla da quella rupe, dove era suo destino rimanere per sempre. E cosI fu. Qualche volta, chi passi per quel deserto di rocce che è la Valle Ombretta, specialmente di sera, ode ancora il mesto canto della povera Conturina.
Questa leggenda era ricordata in particolar modo dalle resteleris, le ragazze che rastrellano il fieno; le quali, lavorando nei campi, solevano cantare la canzone di Con­turina. Oggi la canzone è quasi tutta perduta; una sola strofa ne sopravvive:

Son de sass e non me meve,
son de crepa en Marmoleda,
son na ha arbandoneda
e no se per che resòn.
 
 
Fonte: http://laleggendadiconturina.blogspot.com/
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