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Il Paiolo.... quella pentola di rame che nella cucina tradizionale Trentina non mancava mai!! Con il suo manico arcuato, il paiolo veniva appeso alla catena sul focolare aperto o appoggiato sui cerchi di ferro della cucina economica. Qui si cuoceva la polenta, alimento alla base dell'alimentazione quotidiana di qualsiasi famiglia del nostro passato rurale Trentino. Oltre alla polenta tradizionale si preparavano anche polente di grano saraceno o la polenta di patate... quest'ultima non tipica in Val di Fassa. La polenta veniva poi accompagnata con rape, con fagioli, con il latte ed alle volte anche con la marmellata per la colazione, si proprio con la marmellata (provare per credere la polenta "brustolida" con marmellata di mirtilli) oppure veniva accompagnata con qualche minestra o con la carne di maiale la sera. Nei giorni di festa con il cotechino o le lucaniche. Nelle varie valli del Trentino prende nomi diversi (paròl, cadrògl, ram) ma in val di Fassa, in Ladino, si chiama paèl. Ecco spiegata l'origine esatta del nome del nostro Ristorante. Potre anche ricordare altre storie... come ad esempio quella del nostro nonno materno Bruno che, nelle nostre estati trascorse in Valsugana da piccolini e forte dell'esperienza di un passato da guardaboschi, ci insegnava a raccogliere i funghi ed a riconoscerli dall'aspetto e dal profumo, ci faceva assaggiare lamponi e mirtilli dei quali ricordo ancora il sapore, ci accompagnava a pascolare le mucche ed a "smielare" gli alveari o fare il formaggio in malga. Diversi però dagli altri erano i pomeriggi piovosi che in un paesino di 10, 12 case diventavano noiosi. Ecco allora che il nonno ci portava in un posto altrimenti off limits per noi piccoli. Ci portava nel "bastardo" così veniva chiamata la soffitta-deposito della casa. Un locale buio e polveroso del quale potrei forse ricordare ancora certi profumi e rivederne dei tratti, piena di vecchi attrezzi di uso quotidiano , vestiti non più tramandabili, monetine ed anche qualche arma disinnescata e dove erano conservati ancora dei paioli di rame accatastati uno sull'altro. Ne ricordo uno talmente grande, che veniva utilizzato per le cagliate nel momento in cui si facevano i formaggi, da poter contenere seduti me, i miei fratelli e le due cuginette!! Paioli vecchi e vuoti ma idealmente pieni di storie ed aneddoti del passato per noi nipotini che in quel momento pendavamo letteralmente dalle labbra di quell'uomo forte con i baffi. Ed ecco, lì in un angolino, il "parol" più brutto, più vecchio, pieno di fuliggine e botte varie.... una degli unici oggetti riportati a casa proprio dal nonno dopo la sua spedizione durante la seconda guerra mondiale. Ci faceva da mangiare per la truppa li, nonno Bruno.... ora questo paiolo è stato ripulito, fa mostra di se nella sala del ristorante sopra la macchina del caffè ed è un motivo di orgoglio per me guardarlo e ricordare quella figura ed il suo passato duro e stentato che ne hanno forgiato un uomo carattere rigido e forte ma estremamente vero ed onesto. Il nonno da qualche anno ci ha lasciato ma il suo paiolo è sempre lì, pronto a farcelo ricordare ed assieme a lui tutte le sue storie, i suoi racconti, le gite nei boschi, le corse in bicicletta e la campanella della nonna che alle 12.00 suonava per richiamarci, ovunque fossimo in quel momento, a pranzo. Ma tutte queste, forse, sono altre storie....
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